Il lavoro è fatica. I soldi si guadagnano col sudore della fronte. D’arte non si campa. Quand’è che ti trovi un lavoro vero? Devi studiare così poi ottieni il posto fisso. In Italia non si può fare impresa.

Queste sono solo alcune delle credenze che siamo poco abituati a mettere in discussione.

Fermati un attimo: l’hanno detto anche a te? C’è stato un momento in cui ti sei convinto che non potevi fare quello che ti piaceva per lavoro? Questi presupposti sono ancora attuali oggi?

Il problema delle credenze è che, dato che spesso non sappiamo nemmeno di averle, non vengono messe in discussione. Però condizionano tutte le nostre scelte, rinunce, decisioni: in modo inconscio facciamo sempre sì che la credenza venga confermata. In questo modo, finisce che dato che pensiamo sia impossibile avere un’alternativa anche se ci si palesasse davanti non la vedremmo. Dunque possiamo ben comprendere come il primo passo da fare sia smontare le credenze e cominciare ad aprire la porta alla possibilità.

Dopo di che, ci sono alcuni aspetti di cui forse si parla troppo poco che sono invece fondamentali.

Partiamo dalla definizione di Lavoro: cos’è veramente? Per come la vedo io, lavorare significa risolvere un problema a qualcuno in cambio di denaro. Se lavoro in una fabbrica di materassi è perchè la gente per dormire ne ha bisogno dalle nostre parti. Se fabbrico pentole è per far si che le persone possano cucinare. Se faccio il commercialista è perchè qualcuno (tipo la sottoscritta) ha bisogno di aiuto per fare i conti. Riassumendo, ogni lavoro risponde a un bisogno espresso da uno o più individui. E rispondere a un bisogno equivale a risolvere un problema. Insomma, se mi dovessi fare la contabilità da sola, ci sarebbe davvero da ridere!

A questo punto ti chiedo: tu cosa vorresti fare? Hai un obiettivo? Perchè se la risposta è “qualsiasi lavoro va bene” sappiamo che non può essere vero. Magari necessario per un periodo, ma non sostenibile a lungo termine.

Il primo passo per la soddisfazione lavorativa quindi è proprio fermarsi a pensare a questo: quali problemi mi piacerebbe risolvere? Sbizzarrisciti, se ti va lascia un commento su quello che ti viene in mente e poi leggi la Parte II, è in arrivo! 🙂

Ghelareh


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *